Altre considerazioni, in ordine sparso, sul problemino estivo. Prometto che con il prossimo post si ricomincia davvero...anche se ci sarebbero tante cose da dire ancora (o da dire meglio) sul problemino dell'estate!
1) quando siamo di fronte ad un problema complicato, difficile da elaborare solo mentalmente, tutti ricorriamo a qualcosa di scritto: tabelle, schemi e, soprattutto, simboli. I simboli sono essenziali nella soluzione dei problemi logici, matematici, fisici. Prima di tutto rendono più facile ragionare e rendono più semplice ordinare i dati. Ma ancor di più, specialmente se ai simboli sono associate delle regole (come le regole per le operazioni matematiche o logiche), i simboli possono guidare verso una possibile soluzione.
2) Un altro aspetto da sottolineare è che non sempre il giudizio che pronunciamo è "invulnerabile", ovvero indiscutibile, inattaccabile. Può succedere di non considerare qualcosa, oppure di dare per scontato qualcosa che invece avrebbe dovuto essere verificato. Tantissimi nostri ragionamenti si basano su delle premesse implicite che diamo per scontate. Nel mio campo, la fisica, ci si accorse ad un certo punto che il comportamento degli oggetti che non potevamo vedere, perché piccolissimi, era molto diverso da quello degli oggetti che potevamo vedere. Fino ad allora si era dato per scontato che quello che valeva per una biglia di vetro o di acciaio dovesse valere anche per un elettrone. Ad esempio si doveva poter dire ad ogni istante dove si trovava e con che velocità si muoveva (un po' come fanno gli autovelox con le auto!). Invece gli elettroni si comportano in modo diverso.
Nel caso dei bloggers, se ipotizzo che Dante sia "quello che ne ha azzeccati due" posso arrivare ad una soluzione che soddisfa i dati molto rapidamente. Ma quale probabilità ha questa soluzione di essere vera? Se penso di avere la certezza, è perché sto dando per scontato che ci sia una sola soluzione. Ho buoni motivi per farlo, perché di solito chi inventa questi indovinelli fa in modo che la soluzione sia una sola...ma se non fosse vero?
3) Anche se non tutti abbiamo ordinato i dati allo stesso modo, tutti abbiamo sentito la necessità di ordinarli. Sapevamo, infatti, che senza un supporto concreto, visibile, sarebbe stato più difficile arrivare alla soluzione. Questo ci insegna molte cose su come funziona la conoscenza: non si arriva alla soluzione "di botto" per illuminazione divina. L'illuminazione, se arriva, arriva al termine di un cammino fatto di ordinare/confrontare/riordinare/etc. A permeare tutte queste operazioni c'è il desiderio di capire, che è la benzina di questo "motore della conoscenza". Infatti uno degli effetti più negativi e aberranti del relativismo è spegnere questo desiderio.
4) La nostra mente spesso applica questo principio: "cose simili sono comprese in modo simile". Vuol dire che se riconosco una somiglianza di qualcosa che non ho ancora ben compreso con qualcos'altro che invece ho già affrontato, allora tendo ad applicare al primo gli stessi ragionamenti e metodi del secondo. Per essere più espliciti: quando ho riconosciuto una somiglianza fra il nostro problemino ed il gioco del "Mastermind", mi è venuto spontaneo organizzare i dati in modo simile a come si fa in quel gioco. Per questo è importante esercitarsi per arrivare a padroneggiare un certo campo e per poter avanzare nella conoscenza. Non importa se si tratta di cucinare, di fare esperimenti di fisica, di parlare in tribunale o altro.
5) Nella vita, come nella scienza, non si può pretendere di sperimentare tutto, di verificare tutto, scartando quello che non abbiamo potuto verificare in prima persona. Se venisse a mancare la fiducia in quelli che sono venuti prima di noi la scienza crollerebbe. Starei fresco se mi dovessi mettere a rifare tutti gli esperimenti fatti nel tempo da Galileo fino a Rubbia o a ricavare tutte le teorie da Newton fino a Feynman. Non potrei andare avanti nel mio lavoro senza una certa fiducia in quello che è già stato fatto. Certo, credo di più a qualcosa che è stato pubblicato 100 anni fa, ed è ancora ritenuto vero, rispetto a qualcosa che è stato pubblicato l'anno scorso ed è ancora da verificare. Conta anche molto la stima che ho nel "testimone", l'autorevolezza che un dato scienziato ha nella comunità scientifica (le considerazioni del punto 5 nascono dal commento di Berlic!). Penso che a nessuno sfuggano le analogie con la fede, o devo dirlo esplicitamente?

postato da: poemen alle ore 09:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:conoscenza, leggiamo insieme, insight, lonergan
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